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Decreto Fare: le 55 misure che tentano il rilancio dell'edilizia
29 Luglio 2013 

Sono 55 le norme del decreto Fare (nel testo approvato dalla Camera) che impattano direttamente sull'edilizia e sulle imprese di costruzione, ma si tratta nella maggior parte dei casi di piccole modifiche, aggiustamenti che vanno nella direzione della semplificazione ma di cui solo in alcuni casi si può prevedere un rilevante effetto crescita su un settore ormai al collasso (-30% reale nel 2008-2013, si veda l'ultimo Osservatorio congiunturale Ance).
Nella prima tabella (in allegato) vi sono le principali modifiche di interesse per il settore introdotte nel Dl 69 nel passaggio alla Camera, mentre nella seconda tabella l'elenco dettagliato delle 55 misure che riguardano il settore, con l'indicazione di articolo e comma.

Tra le misure di sicuro impatto si possono citare i 2,8 miliardi di euro per le infrastrutture (grandi opere, programmi diffusi di Anas e Rfi, edilizia scolastica, piano 6mila campanili), alcune misure sull'edilizia privata (liberalizzazione della sagoma negli interventi di demolizione e ricostruzione, proroga di due anni di permessi di costruire e Scia, durata illimitata dell'autorizzazione paesaggistica, possibilità di chiedere l'agibilità parziale), l'estensione del Durc da tre a quattro mesi e del suo campo di applicazione (anche per appalti pubblici diversi da quello per il quale è stato richiesto), la semplificazione delle regole su terre e rocce da scavo per i cantieri piccoli e medi (se non sottoposti a Via e Aia si applicherà la procedura semplificata dell'articolo184 bis del codice Ambiente), la cancellazione della responsabilità solidale dell'impresa appaltatrice nei confronti del subappaltatore per i versamenti Iva.

Più controverso l'impatto di altre misure, come la reintroduzione dell'anticipazione (al 10%) sugli appalti (solo facoltativa per gli enti appaltanti), i requisiti più soft per la qualificazione delle imprese (circa gli anni di fatturato), la proroga di due anni dell'esclusione automatica delle offerte anomale nelle gare sottosoglia, l'abbassamento da 500 a 200 milioni di euro della soglia minima per utilizzare il credito d'imposta sulle opere in Ppp, le norme per la bancabilità dei project financing, la spinta (anche questa solo di principio) verso la suddivisione in lotti degli appalti per favorire le Pmi, le semplificazioni in materia di sicurezza.